2018 © Gianluca Renzi

Xhosa: la triste illusione dell’inurbamento

Agosto 2013. Per una serie di coincidenze mi trovo in viaggio, da solo, in Sudafrica.
Muovendomi in autonomia vengo attratto dai villaggi rurali, disseminati lungo tutto il paese. Giunto a Coffee Bay riesco a visitarli ed osservare da vicino.
Incontro e conosco la popolazione di etnia Xhosa e vengo accolto dal capo villaggio nelle loro capanne colorate di tonalità naturali. Aspetto il tramonto insieme a loro onorato dall’inaspettata ospitalità. Molti villaggi sono disabitati e le abitazioni abbandonate alle intemperie del tempo. Il  processo di inurbamento, il movimento dai villaggi rurali ai centri abitati, è cominciato da molti anni e tuttora continua. La ricerca di un futuro migliore e la prospettiva di un lavoro diverso da quello dei campi attira la popolazione verso la città.

Ma una volta giunti in città la dura realtà con cui misurarsi è molto diversa da quella sperata e immaginata che ha spinto alla partenza. Ed è così che già prima dell’apartheid si formano le township, i ghetti. Seguendo il flusso degli Xhosa mi dedico alla visita di Langa, la township più vecchia e vicina a Città del Capo, luogo di segregazione della popolazione Xhosa più povera.

Questa è la storia che ho cercato di riportare con me: l’abbandono dei villaggi rurali alla ricerca di una vita migliore in città e la triste delusione di misurarsi con una condizione ancor peggiore.

E’ su un muro dell’ultimo luogo visitato, la biblioteca di Langa, che trovo la citazione che sintetizza la speranza e la strada intrapresa per andare avanti: “L’educazione è l’arma più potente che si possa utilizzare per cambiare il mondo”*. La frase è di Nelson Mandela, che qua chiamano affettuosamente Madiba, Xhosa più celebre della storia (assieme a Stephen Biko) che, gravemente malato al momento della mia visita, morirà pochi mesi dopo lasciando al suo Sudafrica le linee guida per un futuro migliore, migliore per tutti.

*“Education is the most powerful weapon you can use to change the world”, Nelson Mandela