2018 © Gianluca Renzi

Uomini e Montagne

Il richiamo della montagna, la voglia e il desiderio di andare lontano, in alto, camminando. Uomini e Montagne.

Guardo il mio calendario di viaggio, quello passato (che non sarà così diverso da quello futuro) e vedo che regolarmente finisco su una Montagna. Che si tratti delle Dolomiti, delle Alpi Francesi, del Cerro Torre o del Fitz Roy in Argentina, dell’Annapurna in Nepal, degli altopiani di Cile e Bolivia o delle montagne attorno a Queenstown in Nuova Zelanda, decidi di partire, carico del minimo indispensabile di cui devi farti carico, e vai.  Cammini per ore, giorni o settimane facendo del passo breve e cadenzato il metronomo del tuo cammino verso la cima, attraverso la montagna. Arrivare in alto è una soddisfazione, una sfida, un punto di arrivo e di partenza. Amministri acqua e ossigeno, i tuoi muscoli e le tue articolazioni. Ti ascolti. Guardi attorno. Attraverso boschi, deserti di pietra o sabbia, ghiacciai e altopiani la tua misura rispetto alla montagna non cambia.

Uomini e Montagne, la proporzione e il rispetto reciproco non cambiano al modificarsi del punto da cui parti, transiti o arrivi. Ma quello che cambia è il legame che come uomo instauri con la montagna, mentre la solletichi camminandoci sopra, attorno, trovi solidità dentro di te. Quando cammini in montagna, a lungo, pensi diversamente. La montagna a volte ti protegge, a volte ti impaurisce, ti scalda ma è fredda. La montagna ti ricorda che sei piccolo e delicato ma puoi arrivare lontano. Uomini e Montagne cerca di raccontarlo.

Foto dall’ultima escursione dolomitica 2014 con l’amico di una vita, Pietro